La padagogia guida ad essere interi e liberi

La padagogia guida ad essere interi e liberi
  • 19 Marzo 2024
  • blog

“Non possiamo accettare che tecnici del mondo sanitario si occupino di educazione al posto dei pedagogisti…” si legge un comunicato dell’APEI in riferimento al fatto che “il disagio giovanile legato all’isolamento [forzato durante il lock down, n.d.R] non è un fenomeno psicologico, bensì sociale dovuto alla carenza di interventi pedagogici preventivi…”

In parole semplici: molti tra genitori e insegnanti abbiamo notato che l’isolamento ha creato disagio nelle giovani generazioni. Disagio espresso e percepito in modi differenti.

Affermare che si tratti solo di disagio psicologico significa semplificare le cose. O meglio, significa semplificare le persone, che è da sempre il vizio del potere.

La semplificazione che c’è stata durante la gestione della pandemia, ha privato le persone, in questo caso le giovani e i giovani, di una dimensione sociale.
I nostri ragazzi non hanno solo un corpo e una mente, come ci hanno fatto credere, altrimenti sarebbero bastati un tapis roulant e un pc per la DAD.

Stranamente e fortunatamente le nostre figlie ed i nostri figli hanno una camera piena di vestiti, un telefono pieno di contatti, un linguaggio pieno di soprannomi e negli occhi lo sguardo che cerca quello dei propri coetanei.

E hanno sogni da raccontare, pettegolezzi da condividere, adulti da sfidare, partner da attrarre e persone da amare. E poi hanno un corpo da mostrare, muscoli da contrarre, ormoni, mode, sorrisi…

Tutto questo però è stato nascosto sotto gli occhi di tutti, dimenticando che la/il ragazzo ha anche bisogno degli altri. E non altri che decidiamo noi, come se ognuno potesse sostituire un altro senza che nulla cambi.

Cambiereste vostra figlia o vostro figlio con un’altra/o?
So che siete tentati di dire “dipende”. Ma siate onesti, quando non vi fa impazzire, vorreste davvero qualcun’altra o qualcun altro?

Perché pensiamo che per loro sia uguale ricevere sguardi, sorrisi, parole, carezze… da altri se non da chi hanno scelto? Alla base dell’amicizia e dell’amore c’è la libertà.

L’abbiamo soffocata in nome della sicurezza, della paura, dell’igiene.
Se chiedete ad un calzolaio di aiutare una persona, cosa fara? Gli risuolerà le scarpe. E se fosse un ottico? Probabilmente gli pulirà gli occhiali. E un medico? Gli curerà la febbre. E il pedagogista? Gli mostrerà come essere libera, perché l’intera persona è alla base della pedagogia.

E ci aspettiamo che le nostre e i nostri giovani siano interamente.

Per questo semplice motivo siamo sempre più convinti che c’è bisogno dei pedagogisti e del loro ruolo nello sviluppo e nella crescita delle nostre figlie e dei nostri figli.