Che cos’è crescere? Come si cresce nello sport? E a scuola?

Che cos’è crescere? Come si cresce nello sport? E a scuola?
  • 27 Giugno 2024
  • blog

Con l’abitudine si accettano delle cose come normalità. Ci sembrano normali i missili balistici, le chat di classe, le birre IPA. Eppure il loro uso non è necessario.

Allo stesso modo ci sembrano necessari per la crescita i comportamenti di molti allenatori sportivi. Basta capitare nella corsia per il nuoto libero durante gli allenamenti dei bambini: un tizio con gli occhi stravolti e il cronometro in mano urla come un invasato “Dai! Dai! Spingi! Spingi!”.
Oppure basta sentire i commenti di qualche allenatore che chiede ai suoi atleti di “dare il 110%, di andare oltre il limite”.

Come se giovasse allenarsi allo zoo nella gabbia delle scimmie urlanti.
E non ci vuole un genio per capire che se si supera un limite, quello non era un limite.
Ma forse siamo abituati a pensare che nella nostra bottiglia d’acqua da un litro c’è il 110% di un litro d’acqua.
Probabilmente gli studenti che oggi hanno dato il peggio di loro agli Invalsi e non raggiungono la competenza base in matematica potrebbero completare il 110% delle domande poste e così andare oltre il limite.

Sì, siamo in vena di polemiche e siamo un pochino indisponenti.

Eppure ci sentiamo dire ogni giorno che tutto è possibile, basta impegnarsi.
Se vuoi correre come Usain Bolt devi crederci di più, devi metterci più volontà. Pensavo che mi servissero le gambe, ma se mi dite che basta la volontà…

Facciamo chiarezza, non si nega che la disposizione psicologica aiuti nelle performances, ma si superano i test di matematica con le competenze in matematica, non con la volontà.

E si ottengono risultati con l’allenamento, non col sacrificio. Qualcuno qui potrebbe non vedere la differenza.
Mettiamola così: io mi alleno ogni giorno a correre, tu fai sacrificio e digiuni ogni giorno. Poi facciamo una corsa. Scommetti che vinco io?
Se pensi che dipenda dal fatto che non mangi, puoi fare sacrificio in ginocchio sui ceci nel tempo che corro.
Invece di urlare e evocare percentuali degne dei tassi del PNRR, cerchiamo di fare chiarezza grazie al Mozart della pedagogia: Lev Semënovič Vygotskij.
Sia ben inteso, non ho dato io a Vygotskij l’epiteto di “Mozart della pedagogia”, mi vergogno anche un po’ per chi l’ha fatto.

Però è vero che ha davvero proposto tante teorie molto funzionali.
Quella che più ci giova oggi è quella nota come “zona di sviluppo prossimale”.
Che cos’è la “zona di sviluppo prossimale?”
È “la distanza tra ciò che un bambino può fare da solo e ciò che può raggiungere con il supporto di un adulto o di un coetaneo più competente”.

Quello che chiamiamo “oltrepassare il limite” (per motivi di marketing) è meglio definito così.
È questo “spazio”, questo “tempo” dove si apprende qualcosa che non conoscevamo, dove impariamo a fare qualcosa che prima non sapevamo fare.
E si comprende bene il ruolo dell’allenatore, dell’insegnante, del genitore: aiutare, guidare, sostenere chi è più giovane e più inesperto a raggiungere una competenza che da solo non saprebbe raggiungere, ma che una volta raggiunta è in grado di replicare da sé.
E siamo così giunti vicino vicino a una definizione generale di crescita.

Qui sarebbe necessario citare anche Jean Piaget, il Rolex della pedagogia (era svizzero): lo sviluppo di alcune capacità è determinato dalla crescita fisiologica e non sempre possiamo indurre la zona di sviluppo prossimale, alcune abilità divengono accessibili solo col tempo.

Bagno di umiltà per insegnanti (come me), allenatori, educatori, genitori… Insomma, per noi adulti. Non possiamo forzare la crescita (Piaget), possiamo stimolarla, col passo dei nostri giovani.
Aiutare nell’area di sviluppo prossimale, ecco qua. Solo questo. Sempre questo. E la natura fa il resto, le nostre figlie e i nostri figli cresceranno.

Cresceranno nelle competenze didattiche, nello sport, nella coscienza morale, nella vita. È questo quello che auguro a tutti noi, col cuore.

Buone vacanze e buoni campi estivi!